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Fattori di rischio e indicazioni di prevenzione

Il carcinoma della mammella è la neoplasia femminile più frequente e, ad oggi, si stima che circa 1 donna su 9 si ammalerà di questo tumore nell’arco della sua vita.

E’ in lieve aumento, ma ciò nonostante, la mortalità per questa neoplasia si sta riducendo. Questo risultato  è stato raggiunto grazie alla diagnosi precoce e alle nuove terapie chirurgiche, radioterapiche e oncologiche.

Quali sono i fattori di rischio e cosa possiamo fare per prevenirlo?

Non esistono cause certe, ma sono noti alcuni fattori di rischio.

Contrariamente a ciò che alcune donne credono, non esiste una determinata età a rischio, in quanto il tumore della mammella ha un’incidenza progressiva in linea con l’aumento dell’età: è raro sotto i 30 anni, ma molto più frequente in età avanzata. Per contro c’è da dire che generalmente l’aggressività e la rapidità di crescita sono inversamente proporzionali all’età. Questo è uno dei motivi per cui le linee guida consigliano intervalli tra una mammografia e l’altra più ravvicinati in giovane età rispetto a un’età avanzata.

Un altro fattore di rischio noto è la familiarità/ereditarietà per carcinoma della mammella  e/o dell’ovaio.

Tra le donne c’è la percezione molto diffusa che avere in famiglia una persona con tumore della mammella possa aumentare il rischio di svilupparne uno. In realtà il tumore della mammella è così frequente che, affinchè l’incidenza del rischio sia significativa, bisogna che in famiglia più persone (sorelle, madre, nonne, zie) si siano ammalate di tale tumore o che questo sia insorto in giovane età o che sia stato bilaterale. Perciò il rischio familiarità è probabilmente sovrastimato. Diverso è il discorso dell’ereditarietà.

Per fortuna, il rischio ereditario del tumore della mammella interessa un numero molto ristretto di donne, circa il 2-3 per mille, quelle che possono avere ereditato attraverso la trasmissione da parte dei genitori, o dei parenti in generale, una mutazione genetica che fa aumentare di molto la probabilità di sviluppare il tumore della mammella. Si tratta pertanto di un problema di nicchia, che interessa però donne che hanno un rischio molto elevato. In questi casi i geni mutati sono generalmente due: BRCA1 e BRCA2, ma sicuramente ce ne sono altri ancora non conosciuti. La presenza di questa mutazione comporta per la donna un rischio di sviluppare il tumore della mammella che va dal 50 all’85%. C’è anche da dire che la presenza della mutazione genetica comporta un rischio maggiore di sviluppare oltre al tumore della mammella anche un tumore all’ovaio.

Altri fattori di rischio noti, ma meno significativi, sono l’assenza di gravidanze, il non avere allattato, l’esposizione prolungata agli estrogeni endogeni (menarca precoce e/o menopausa tardiva).

La terapia ormonale sostitutiva, assunta per alcuni anni (= > 5) dopo la menopausa, comporta un aumento di rischio significativo.

Altri fattori di rischio possibili sono l’obesità, la dieta e la carenza di esercizio fisico.

Per ultimo un fattore di rischio è rappresentato dalla densità mammografica, proporzionale alla componente ghiandolare e fibrosa della mammella.

Cosa possiamo fare?
Considerando quelli che sono i fattori di rischio non esiste una reale possibilità di prevenzione primaria del carcinoma della mammella, come ad esempio nel caso del tumore polmonare in cui l’astensione dalla causa principale (fumo)  permette di ridurre notevolmente il rischio di ammalarsi.

E' possibile però una prevenzione secondaria, vale a dire non possiamo impedirne l’insorgenza, ma possiamo scoprirlo quando è piccolo, possibilmente asintomatico, con maggiori possibilità di guarigione.

Allo stato attuale la mammografia resta l’esame di elezione ai fini di una prevenzione secondaria, in quanto in grado di visualizzare minimi dettagli con risoluzione maggiore rispetto alle altre modalità diagnostiche.

Si tratta di un esame radiologico della mammella che espone a radiazioni ionizzanti di bassa intensità, ma grazie alle moderne apparecchiature utilizzate e controllate costantemente, i rischi ipotetici che ne possono derivare sono trascurabili e, comunque, di gran lunga inferiori ai vantaggi della prevenzione (diagnosi precoce, significativo aumento delle  guarigioni e maggiore possibilità di interventi chirurgici conservativi).

La mammografia, come tutte le tecniche diagnostiche, ha però dei limiti, ovvero una accuratezza che varia dal 70 al 90% circa, e questo significa che non è in grado di riconoscere un certo numero di tumori (circa il 20%), a volte anche palpabili, specie in seni molto densi. In questi seni, frequenti nelle donne giovani, dove prevale la componente fibroghiandolare, una eventuale lesione può risultare non riconoscibile a causa dell’elevata densità della mammella. In questi casi l’ecografia abbinata alla visita può aumentare la sensibilità e ridurre il numero dei tumori non diagnosticati.

A che età e con quale frequenza si fa la mammografia?
In assenza di fattori di rischio specifici, le linee guida consigliano una prima  mammografia a 40 anni, poi una ogni 12-18 mesi fino ai 44 anni. Dai 45 ai 74 anni nella nostra Regione è attivo il Programma di Screening rivolto a tutte le donne residenti e domiciliate, che prevede una mammografia annuale fino a 50 anni e biennale successivamente. Anche dopo i 74 anni è consigliabile eseguire una mammografia con cadenza biennale. In presenza di rischio eredo/familiare accertato la mammografia può essere anticipata (generalmente non prima dei 35 anni) ed esistono programmi specifici che ne prevedono la frequenza e l’associazione con l’ecografia e/o la Risonanza Magnetica.

Che differenze ci sono tra mammografia ed ecografia mammaria? Hanno uguale efficacia diagnostica?

Come detto, l’esame fondamentale per la prevenzione secondaria del carcinoma mammario è la mammografia, che è consigliata generalmente  a partire dai 40 anni; in questa fascia d’età l’ecografia rappresenta un esame complementare per caratterizzare meglio la mammella o per studiare in maniera mirata certe aree dubbie o non facilmente analizzabili con la mammografia.

Al di sotto dei 40 anni e sopratutto in presenza di un reperto clinico, l’ecografia mammaria è l’indagine di prima scelta, in quanto nelle donne giovani il seno per la sua composizione è generalmente meglio studiabile con tale metodica che inoltre non utilizza radiazioni ionizzanti ma ultrasuoni.

Cosa offre in campo senologico il Poliambulatorio CASTELLO?

Il Poliambulatorio CASTELLO si caratterizza per la capacità di offrire un servizio completo di diagnostica senologica, per l’elevata qualità degli esami, per i brevi tempi di attesa e per la rapidità della refertazione:

  • possibilità di eseguire sia la mammografia che l’ecografia mammaria con l’utilizzo di apparecchiature di ultima generazione, in particolare il mammografo (Hologic Dimensions Avia) è in grado di produrre immagini di elevata qualità con dosi di radiazioni molto basse e con minor disagio per la paziente;
  • medici radiologi e tecnici di radiologia dedicati e di provata esperienza;
  • integrazione gratuita dell’esame mammografico, sempre con visita e, se ritenuta utile e/o necessaria, ecografia mammaria;
  • consegna immediata del referto assieme alla documentazione iconografica su CD;
  • possibilità di eseguire immediatamente un’agoaspirazione ecoguidata per una diagnosi citologica di certezza in caso di lesione dubbia o sospetta, senza necessità di invio ad altra Struttura o specialista;
  • possibilità di effettuare una galattografia in caso di secrezione mammaria sospetta per neoformazione endoduttale.

 

Articolo a cura del Dr. Carlo Alberto Mori, Specialista in Radiodiagnostica


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