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Il poliambulatorio CASTELLO fa parte delle strutture sanitarie convenzionate UNISALUTE.

Questo permette agli assistiti Unisalute di potere usufruire di:

  • visite mediche, esami diagnostici e analisi di laboratorio a tariffa agevolata o completamente gratuiti
  • pacchetti prevenzione gratuiti

 

Come fare a sapere se sei assicurato Unisalute?

La maggior parte dei contratti di lavoro prevede una copertura sanitaria; verifica se nella tua busta paga è presente una voce relativa a “trattenute per fondo sanitario, cassa o mutua”, controlla cosa dice il tuo contratto collettivo nazionale del lavoro oppure informati direttamente dal tuo datore di lavoro.

 

Esistono diverse formule di assistenza Unisalute, per sapere esattamente cosa prevede la tua polizza è necessario contattare Unisalute.

 

Sei assicurato Unisalute e vuoi prenotare?

E' necessario:

  • mettersi in contatto con Unisalute, tramite i servizi online (https://www.unisalute.it/home), telefonici (800016648-800016613) o attraverso l’app apposita; questo permette al Cliente di ricevere informazioni sul proprio pacchetto assicurativo;
  • prendere appuntamento contattando direttamente il Poliambulatorio e comunicandolo successivamente a Unisalute; in alternativa, contattando Unisalute che successivamente provvederà a comunicare al Poliambulatorio la richiesta e a darvi conferma di prenotazione;

 

Quando la prestazione sanitaria (visita, analisi, terapia…) è effettuata in convenzione ed è autorizzata, la compagnia assicurativa invia direttamente alla struttura convenzionata la pratica dove vengono indicate le modalità di erogazione (indica l'eventuale franchigia a carico del cliente o  può prevedere una scontistica particolare).

 

Al momento della visita l’assistito dovrà recarsi presso la struttura convenzionata munito di:

  • codice fiscale
  • documento di riconoscimento
  • prescrizione medica (quando richiesta)

 

In alternativa è possibile effettuare la prestazione  presso il poliambulatorio CASTELLO senza una preliminare autorizzazione, chiedendo successivamente il rimborso delle spese sostenute (se previsto dalla propria polizza).

 

Fanno parte di UNISALUTE:

  • FONDO EST
  • SISALUTE
  • UNISALUTE
  • SAN.ARTI.
  • EBM SALUTE

previmedical

 

 

 

 

Il Poliambulatorio CASTELLO fa parte delle strutture sanitarie convenzionate con il fondo assicurativo Previmedical.

Questo permette agli assistiti Previmedical di potere usufruire di:

  • visite mediche, esami diagnostici e analisi di laboratorio a tariffa agevolata o completamente gratuiti;
  • pacchetti prevenzione gratuiti.

 

Come fare a sapere se sei assicurato Previmedical?

La maggior parte dei contratti di lavoro prevede una copertura sanitaria; verifica se nella tua busta paga è presente una voce relativa a "trattenute per fondo sanitario, cassa o mutua", controlla cosa dice il tuo contratto collettivo nazionale del lavoro oppure informati direttamente dal tuo datore di lavoro.

 

Esistono diverse formule di assistenza Previmedical, per sapere esattamente cosa prevede la tua polizza è necessario contattare il proprio fondo al recapito telefonico 800.901.223 oppure tramite la propria area riservata portale claimNet https://webab.previmedical.it/claimnet/#/login


Sei assicurato Previmedical e vuoi prenotare?

E' necessario:

  • mettersi in contatto con il proprio fondo di riferimento, tramite i servizi online o telefonici. Questo permette al Cliente di ricevere informazioni sul proprio pacchetto assicurativo; in alternativa è possibile iniziare la procedura con la convalida di un voucher salute;
  • contattare il poliambulatorio per fissare l’appuntamento, così da comunicarlo successivamente all’assicurazione che provvederà ad inviare la corretta autorizzazione alla struttura. In alternativa è possibile che sia direttamente il poliambulatorio a comunicarlo al fondo tramite la procedura voucher salute.

 

Al momento della visita l'assistito dovrà recarsi presso la struttura convenzionata munito di: 
  • codice fiscale
  • documento di riconoscimento
  • prescrizione medica (quando richiesta)                                                   
                                                                                                                                                                                                                                 

In alternativa è possibile effettuare la prestazione presso il poliambulatorio CASTELLO senza una preliminare autorizzazione, chiedendo successivamente il rimborso delle spese sostenute (se previsto dalla propria polizza).

 

Fanno parte di PREVIMEDICAL:

  • Metasalute 
  • Previmedical
  • RBM
  • FSI (Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa San Paolo)

 

 

 

 

cisl

 

 

Il poliambulatorio CASTELLO è una struttura sanitaria convenzionata CISL.

Questo permette agli assistiti CISL di potere usufruire di sconti dal 10% al 20% sulle tariffe di listino del Poliambulatorio, riservati ai tesserati CISL (sono escluse le sole prestazioni di medicina estetica).

 

 

 

 

 

Per usufruire degli sconti:

comunicare AL MOMENTO DELLA PRENOTAZIONE che si è tesserati CISL.
AL MOMENTO DEL PAGAMENTO DELLA VISITA/ESAME SPECIALISTICO presentare la TESSERA CISL IN CORSO DI VALIDITA'.

 

I tesserati CISL per il rinnovo della carta devono presentarsi personalmente presso il Sindacato per far apporre sul retro della stessa un bollino che indichi la validità per l'anno in corso.

 

spi cgil

Il poliambulatorio CASTELLO è una struttura sanitaria convenzionata CGIL.

Questo permette agli assistiti CGIL di potere usufruire di sconti dal 10% al 20% sulle tariffe di listino del Poliambulatorio, riservati ai tesserati CGIL (sono escluse le sole prestazioni di medicina estetica).

 

 

 

Per usufruire degli sconti:

  • comunicare AL MOMENTO DELLA PRENOTAZIONE che si è tesserati CGIL
  • AL MOMENTO DEL PAGAMENTO DELLA VISITA/ESAME SPECIALISTICO presentare la TESSERA CGIL IN CORSO DI VALIDITA'. 

 

I tesserati CGIL ricevono la tessera in corso di validità al proprio domicilio.

agoaspirato 3L'indagine è indicata per la diagnosi citologica di lesioni mammarie, sia benigne che maligne, ai fini di poter pianificare la più opportuna strategia diagnostica/terapeutica: in caso di lesioni benigne permetterà di evitare l'asportazione della lesione, mentre in caso di lesioni maligne il chirurgo, d'accordo con l'oncologo, potrà programmare l'intervento chirurgico più idoneo.

 

Si effettua mediante il posizionamento sotto guida ecografica di un ago sottile (di calibro inferiore a quello utilizzato per iniezioni intramuscolari) nella lesione per effettuare un prelievo di cellule.
Per avere maggior quantità di materiale a disposizione e quindi maggior possibilità di un risultato citologico certo, è prevista l'esecuzione di prelievi multipli sulla stessa lesione.

Non è necessaria nessuna preparazione né (non è necessario) interrompere eventuali terapie farmacologiche in corso.
La manovra è molto semplice ed il prelievo richiede un tempo brevissimo.

E' praticamente indolore per cui non è necessaria alcuna anestesia.
Le complicanze sono irrilevanti (infezione, emorragia) ed estremamente rare.
 
Disponibile per appuntamento:
mercoledì pomeriggio
 
ecografia-tiroidea-per-SITO

L’ecografia della tiroide è una metodica ormai molto diffusa nella pratica clinica della diagnostica tiroidea.

E’ un esame non invasivo, non doloroso, non associato a somministrazione di radiazioni e pertanto eseguibile a qualsiasi età e in qualsiasi periodo della vita fertile (anche in gravidanza) senza alcuna controindicazione. L’ecografia, infatti, viene effettuata mediante uno strumento (ecografo) dotato di una sonda maneggiata da un medico (ecografista) che utilizza gli ultrasuoni per ricavare delle informazioni sulla composizione dei tessuti (in questo caso del tessuto tiroideo); le informazioni ricevute vengono quindi elaborate e visualizzate come immagini su un monitor.

L’ecografia della tiroide fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide, ma non sulla sua funzione; in pratica l’ecografia può dire se la tiroide è di normali dimensioni, se presenta dei noduli, se la sua struttura è omogenea o alterata (come accade nelle tiroiditi), ma non può dire se la tiroide funziona di meno (ipotirodismo), di più (ipertiroidismo) o normalmente (eutiroidismo). Pertanto la decisione se intraprendere o modificare una terapia tiroidea in atto non può esser presa solo dopo una valutazione ecografica, anche se tale metodica è indispensabile al medico per una corretta gestione del paziente. I quadri ecografici possono evidenziare:

• tiroide normale: la tiroide appare di normali dimensioni, di struttura omogenea, priva di noduli;

• un quadro infiammatorio da tiroidite acuta o cronica: la tiroide appare di dimensioni normali o ridotte o aumentate, di struttura disomogenea per la presenza di aree pseudo nodulari, ma priva di veri e propri noduli;

• tiroide con uno o più noduli: la tiroide appare di dimensioni normali o aumentate e di struttura disomogenea per la presenza di uno o più noduli (nodulo o gozzo o struma). L’ecografia, inoltre, permette di evidenziare la presenza di noduli di piccole dimensioni e quindi non rilevabili alla palpazione. L’ecografia della tiroide tuttavia non consente con certezza assoluta la distinzione fra noduli benigni e maligni; per questo motivo, è talvolta necessario un approfondimento diagnostico mediante agoaspirato del nodulo. In questo caso l’ecografia può servire da guida nell’esecuzione dell’esame, in quanto consente di individuare meglio il nodulo che deve essere sottoposto ad agoaspirato. Alcune caratteristiche ecografiche dei noduli tiroidei possono tuttavia orientare verso il sospetto di nodulo maligno; in tal senso è sempre utile completare un esame ecografico di un nodulo con lo studio della sua vascolarizzazione mediante il color e il power doppler, che possono aggiungere informazioni importanti. I limiti della ecografia tiroidea

I limiti più importanti dell’ecografia sono che è una metodica la cui accuratezza dipende in buona misura dall’esperienza dell’operatore e che nei casi di gozzi voluminosi con sviluppo retrosternale la tiroide si spinge così in basso da non poter essere facilmente valutata dall’ecografia.

 

La patologia tiroidea colpisce circa il 20% del sesso femminile (con un rapporto tra sesso femminile e maschile di circa 3:1). La familiarità per patologia tiroidea, il sesso femminile e le gravidanze, la carenza di iodio e le radiazioni assorbite nella regione del collo possono essere considerati i principali fattori di rischio per le patologie tiroidee. Quando effettuare un’ecografia tiroidea:

• in caso di alterazioni degli esami del sangue

• in caso di presenza di anticorpi antitiroide

• quando si riscontra difficoltà della deglutizione

• ove vi sia familiarità per patologia tiroidea.

 

 

Disponibili per appuntamento:
lunedì pomeriggio

martedì mattina e pomeriggio

mercoledì mattina

giovedì mattina e pomeriggio

venerdì mattina e pomeriggio

sabato mattina Staff Medico:

Dr. Pierluigi Calandra Buonaura

Dr.ssa Sabrina Marchetto

Dr. Marcello Luigi Maria Lusa

donna e tiroide per FBMentre per le malattie che coinvolgono alcuni organi o apparati solo recentemente si è arrivati a notare le diversità tra generi, questo non può certo dirsi per quel che riguarda la tiroide e le patologie tiroidee.

Dall’antichità è palese la stretta correlazione che esiste fra la donna, gli eventi del periodo riproduttivo, e la tiroide. Solo recentemente è stato possibile dare una interpretazione scientifica del fenomeno, stabilendo l’influenza degli estrogeni e dell’autoimmunità nel determinare questi eventi anche se ci sono molti altri motivi per cui la tiroide assume una connotazione tutta femminile.

Le patologie della tiroide si presentano con un evidente e ben noto dimorfismo sessuale per cui le donne possono presentare disturbi alla tiroide 5-8 volte più frequentemente degli uomini. L’ambiente ormonale estrogenico e la ciclicità delle variazioni ormonali sono coinvolte nel determinarne la maggiore prevalenza correlata con la predisposizione delle donne a sviluppare patologie autoimmuni.

1 donna su 6 può sviluppare una patologia tiroidea nell’arco della sua vita e tale probabilità aumenta con l’età.

Fino a 50 anni il 10% delle donne può presentare ipotiroidismo in forma subclinica; a 60 anni la percentuale aumenta al 17%. Per l’ipertiroidismo sono invece le donne più giovani, intorno ai 20-40 anni, a presentare più frequentemente tale patologia con una prevalenza del 3,9%. Particolarmente critico è il periodo immediatamente vicino alle gravidanze: il 5-8% delle tireopatie si sviluppa entro 6-12 mesi dal parto, precipitate dalla esacerbazione immunitaria che segue una gravidanza normale o un aborto.

Sono a rischio di ipotiroidismo le donne con più di 40 anni, oppure quelle che hanno avuto di recente una gravidanza (<6 mesi), con un precedente di patologia tiroidea o familiarità per la patologia tiroidea. Sono a rischio di ipertiroidismo le donne tra 20-40 anni, che hanno avuto di recente una gravidanza (<6 mesi),  con un precedente di patologia tiroidea o familiarità per patologia tiroidea. La tiroide è sensibile alle variazioni estrogeniche, ma non si può considerare il ciclo fisiologico femminile un appropriato fattore di rischio.

 

Fattori di rischio:

- alcuni preparati cosmetici e dietetici determinano importanti ripercussioni sulla tiroide

- stress psico fisico - fattori genetici

- fattori ambientali

- esposizione a radiazioni ionizzanti o a radiazioni esterne

- farmaci che agiscono sul sistema immunitario

- infezioni virali - sostanze inquinanti

- scarsa efficienza dei sistemi di difesa dal danno ossidativo.

 

Indicazioni della prevalenza:

- gli uomini presentano disturbi della tiroide nell’8,4 per mille e le donne nel  45,9 per mille

- una  donna su otto sviluppa un disturbo tiroideo nel corso della vita

- dopo la menopausa, oltre il 15% di donne soffre di ipotiroidismo

- la tiroidite di Hashimoto colpisce 8-10 volte più le donne degli uomini

- dal  5 all’8% delle donne sviluppano un disturbo tiroideo dopo una gravidanza

- la frequenza di lesioni nodulari tiroidee rilevabili solo eco graficamente è superiore al 50% nelle donne di età superiore ai 60 anni

- i noduli scintigraficamente caldi sono 3-4 volte più frequenti nelle femmine

- il tumore della tiroide è 2-4 volte più frequente nel sesso femminile

- la corretta funzione tiroidea è importante nella donna in età fertile e soprattutto in corso di gravidanza perché un difetto, anche lieve, può creare problemi alla salute della gestante ed avere conseguenze negative sullo sviluppo neurologico ed intellettivo del neonato e del bambino

- in gravidanza il fabbisogno di iodio e di ormone tiroideo aumentano sensibilmente

- la gravidanza di per sé rappresenta una condizione di aumentato carico funzionale tiroideo

- l’aumentato fabbisogno di tiroxina rende necessario un incremento della dose sostitutiva di L-tiroxina nelle gravide ipotiroidee

- lo 0,5% di tutte le gravidanze è complicato da una tireopatia clinicamente rilevante e dal 5% al 10% delle gravide può presentare una disfunzione tiroidea dopo il parto

- la prevalenza delle malattie tiroidee in gravidanza varia a secondo dell’apporto iodico della popolazione  in esame

- alla base di questa maggiore incidenza stanno sicuramente i cambiamenti  fisiologici della funzione immunitaria in corso di gravidanza e nel periodo dopo il parto

- lo stato gravidico e le malattie autoimmuni della tiroide si influenzano fra loro a vari livelli: la relativa immunosoppressione tipica della gravidanza e la riaccensione immunitaria del periodo che segue il parto modificano il decorso delle tireopatie autoimmuni.

 

Consigli alle donne e ai loro medici:

- adottare una corretta iodoprofilassi

- fare attenzione alle preparazioni  cosmetiche e farmaceutiche introdotte a scopo dimagrante (talvolta usate impropriamente)

- verificare il corretto utilizzo dei trattamenti tiroxinici

- monitorare la funzione tiroidea in caso di utilizzo di farmaci che interferiscano con la produzione ormonale

- controllare periodicamente la funzione tiroidea in caso di presenza di patologie autoimmuni

- l’ipofunzione tiroidea della gestante, anche lieve, deve essere diagnosticata e corretta con la terapia sostitutiva nel minor tempo possibile

- tenere sempre presente che la prevenzione è fondamentale.

promo tiroideIl ruolo del Laboratorio è fondamentale nella diagnosi di molte patologie tiroidee, anche perché i  casi in cui il sospetto clinico è forte sono rari, mentre sono decisamente più frequenti i casi in cui ci si trova davanti a sintomi vaghi ed aspecifici.

I test di laboratorio possono inoltre permettere non soltanto di fare o di escludere una diagnosi, ma anche di decidere sul trattamento sia nelle fasi iniziali che nel follow-up. Gli esami utili per approfondimenti tiroidei:

• TSH (ormone tireotropo ipofisario)

Il dosaggio della sua concentrazione rappresenta il test d’esordio per la valutazione dello stato tiroideo. Naturalmente è necessario che la capacità secernente dell’ipofisi sia intatta. Il suo livello riflette l’azione intracellulare dell’ormone tiroideo T3. La cellula ipofisaria tireotropa è un sensore del livello biologicamente attivo dell’ormone tiroideo circolante: una piccola riduzione degli ormoni tiroidei circolanti nel siero causa un incremento amplificato dei livelli sierici del TSH; al contrario, uno scarso incremento provoca una franca riduzione della concentrazione del TSH sierico. Pertanto il dosaggio della concentrazione di TSH sierico è un buon indicatore della funzione tiroidea a livello tissutale.  Il dosaggio esclusivamente di questo parametro, attualmente caldeggiato in nome del risparmio, come sostituzione del “pannello tiroideo” fornisce l’informazione necessaria ed è sicuramente più economico.  E’ importante ricordare che i farmaci (specie gli estrogeni, ma anche in senso contrario la fentoina e la carbamazepina) influenzano il livello del TSH in misura inferiore rispetto al livello del T4.

• FT4 (tiroxina libera)

Tenere sempre conto, in caso di risultati non convincenti, delle possibili interferenze farmacologiche (estrogeni, glucocorticoidi, dopamina, fentoina, carbamazepina, iodio, amiodarone, litio, eparina) e della contemporanea presenza di altre patologie non tiroidee.

• FT3 (triodotironina libera)

Il suo dosaggio è necessario molto raramente (T3- tossicosi, sindrome da bassa T3).

• AbTG (anticorpi antitireoglobulina) e AbTPO (anticorpi antitireoperossidasi)

Sono delle immunoglobuline di classe IgG prodotte in seguito al danno cellulare tiroideo indotto dall’infiltrazione linfocitaria ed alla conseguente “presentazione” dell’antigene alle cellule responsabili della risposta immunitaria umorale.

• Ab anti-recettore del TSH

La loro presenza è la causa dell’iperfunzione tiroidea nella malattia di Basedow. Agiscono legandosi al recettore specifico localizzato sulla membrana dei tireociti, stimolano la sintesi e la secrezione degli ormoni tiroidei, attraverso un’azione TSH-mimetica. Sono correlati al grado di attività della malattia e alla risposta di questa alle terapie, sia mediche che chirurgiche.

• TG (tireoglobulina)

La tireoglobulina è la sede molecolare della normale sintesi degli ormoni tiroidei. Il suo livello sierico riflette tre principali fattori: 1) la massa del tessuto tiroideo, 2) l’infiammazione e la distruzione del tessuto della tiroide, 3) la stimolazione del recettore del TSH sia da parte del TSH che degli anticorpi stimolanti. Il suo dosaggio può risultare elevato in molte patologie della tiroide (morbo di Basedow, gozzo multi nodulare, tiroidite sub-acuta) pertanto non rappresenta un test specifico e sensibile per la diagnosi di carcinoma. Ha come unica indicazione (come marker tumorale) nel follow-up dei tumori tiroidei differenziati, dopo tiroidectomia e distruzione del residuo tiroideo con iodio radioattivo; in questo caso un livello elevato, o un incremento dei livelli sierici di TG, indicano la persistenza o la ricorrenza della malattia.

• Calcitonina (ormone prodotto dalle cellule parafollicolari C)

Può riscontrarsi aumentato in corso di tiroidite autoimmune, iperplasia delle cellule parafollicolari o carcinoma midollare della tiroide e, con significato aspecifico, anche nelle malattie mieloproliferative e nei tumori del polmone e della mammella. Poiché, in realtà, rappresenta il marker  del carcinoma midollare, il suo dosaggio deve sempre essere eseguito nel corso dello studio iniziale del paziente con nodulo tiroideo per poter ottenere una diagnosi il più possibile precoce.

Il termine “laser” evoca da sempre nell’immaginario collettivo modernità ed evoluzione tecnologica e, per questa ragione, è stato molto spesso utilizzato come attrattiva per interventi chirurgici nebulosi e non chiaramente codificati, che promettevano risultati al limite del miracoloso senza anestesia, senza dolore e soprattutto praticabili in ambulatorio senza necessità di una sala operatoria.
Nella pratica ambulatoriale la domanda “Dottore, ma lei opera con il laser?” è assai comune, pensando che il laser guarisca ogni patologia o migliori “a prescindere” gli interventi tradizionali.

 

Occorre fare intanto alcune precisazioni:

a) esistono numerose tipologie di laser e solo ultimamente sono stati creati dei laser medicali con una potenza tale da essere efficaci nel “sigillare” vasi emorroidari o fistole perianali;

b) gli interventi laser devono essere studiati e realizzati con una tecnica diversa da quella classica, assolutamente calibrata sulla nuova metodica: usare il laser, in operazioni tradizionali, al posto del bisturi non cambia assolutamente niente se non far sembrare un intervento meno antiquato di quello che in realtà è;

c) non tutte le patologie si giovano del trattamento laser;

d) l’utilizzo del laser riduce di un 90% il dolore rispetto agli interventi tradizionali, ma non cambia la soglia di dolore personale!

 

Dopo queste precisazioni deontologicamente necessarie a non far sembrare il laser una bacchetta magica (come ahimè molto spesso viene fatto con interventi ambulatoriali assolutamente sottodimensionati e “poco risolutivi” per usare un eufemismo), trattiamo quelle che sono le tre principali indicazioni in chirurgia proctologica.

 

EMORROIDI

Questa patologia solo di recente, a mio avviso, si è potuta avvalere di una terapia laser efficace e razionalmente motivata. L’intervento che ho personalmente perfezionato ed eseguo, è definito “emorroidoplastica ablativa laser assistita” con eventuale mucopessi associata. E’ un intervento diffuso nel nord europa ma che in Italia ho eseguito per primo e consiste nell’ablazione laser dei gozzi emorroidari con un laser a diodi di elevata potenza (eufoton 1470) e fibre coniche dedicate ad emissione frontale e circonferenziale, che sigillano e retraggono il gozzo emorroidario. Il risultato è assimilabile a quello di un intervento di emorroidectomia classica secondo Milligan Morgan, senza però la presenza di tre ferite aperte con il conseguente dolore associato, le complicanze precoci (sepsi locali, sanguinamento, ecc) e tardive (stenosi, incontinenza, ipersensibilità anale, ecc). Inoltre nei pazienti con emorroidi e prolasso mucoso si può associare, vista l’assenza di ferite e legature vascolari, una pessia del prolasso in modo da correggerne i sintomi caratteristici. Il paziente viene operato in anestesia locale o locoregionale con sedazione cosciente e la notte dell’intervento viene trattenuto nella struttura.

 
CISTI PILONIDALI

La cisti pilonidale è una neoformazione dei tessuti molli della zona sacrale, caratterizzata dall’inclusione di materiale pilifero e frequenti episodi di suppurazione. L’intervento più praticato è l’asportazione “en bloc” con chiusura della ferita per prima o per seconda intenzione; nel primo caso (“per prima intenzione”) quindi utilizzando un duplice strato di punti di sutura, nel secondo (“per seconda intenzione”) invece, lasciando la ferita aperta e facendo medicazioni giornaliere per circa 3-4 mesi. Pur essendo una patologia benigna, il discomfort ed il disagio per il paziente derivanti da questi trattamenti sono notevoli, ritardando la ripresa delle comuni attività personali e lavorative. I vantaggi derivanti dall’utilizzo del laser ad elevata potenza (eufoton 1470)  sono anche in questo caso notevoli. L’intervento consiste nell’individuazione dell’orificio esterno della cisti pilonidale e l’incannulamento di questo. Si passa quindi al debridment (disinfezione, detersione e rimozione tessuto devitalizzato) della componente flogistica interna alla fistola con uno specillo ed un brusch chirurgico. Una volta effettuato questo passaggio si procede quindi all’introduzione della fibra laser ad emissione frontale e concentrica per restringere e vaporizzare la capsula flogistica della cisti. Il decorso postoperatorio, non essendo presente alcun taglio o ferita chirurgica, è notevolmente accelerato tanto che al massimo in una settimana generalmente possono essere riprese le normali attività, anche sportive.

 

FISTOLE ANALI

Le fistole sono dei tramiti che uniscono l’interno del retto e dell’ano con la cute perianale; morfologicamente sono simili a dei “tubi di raccordo” con un epitelio flogistico che non guariscono spontaneamente. Si formano come esiti tardivi di ascessi non drenati tempestivamente. Pur essendo una patologia concettualmente semplice ha un tasso di complicanze chirurgiche notevolissimo. Infatti le fistole nel loro tragitto attraversano gli sfinteri anali, che sono gli organi deputati alla continenza anale, e con gli interventi piu diffusi, la fistulotomia e la fistulectomia, necessariamente vengono lesi. Per questa ragione l’incontinenza post fistulotomia è molto diffusa, compromettendo la qualità di vita dei pazienti in modo irreversibile. Anche in questo caso il laser a 1470 nm permette con accurato intervento di preservare gli sfinteri e funzionando come un sigillante della fistola. Questo intervento assolutamente innovativo comprime su se stessa la fistola residuando in un piccolo cordoncino fibroso senza interessare in alcun modo gli sfinteri posti all’esterno. Anche in questo caso i tempi di ripresa sono molto rapidi ma soprattutto i rischi di incontinenza sono ridotti al minimo.

 

A conclusione è importante ribadire che i laser chirurgici sono assai diversi dai comuni laser a scopo estetico, per questo gli interventi devono essere eseguiti da chirurghi formati in proctologia e con una preparazione solida sulla chirurgia laser e devono essere eseguiti in una sala operatoria attrezzata e non in ambulatorio; tutti questi principi servono a garantire i giusti risultati e la sicurezza del paziente, in quanto, come mi piace sempre ricordare, con i laser si può sia puntare una foto su un muro che tagliare il diamante più duro.

visita-oculistica

In cosa consiste la visita oculistica?

La visita oculistica inizia con la raccolta dei dati anamnestici: si individuano le abitudini del paziente, i sintomi riferiti e le principali patologie sistemiche che possono avere una certa rilevanza ai fini visivi. Nella visita oculistica di base, si svolge successivamente la valutazione della parte esterna degli occhi, per poi eseguire dei test specifici per l'acutezza visiva, la funzionalità pupillare, la motilità dei muscoli esterni dell'occhio, la misurazione della pressione interna degli occhi (tonometria) e, infine, l'esame del fondo oculare. Sintomi a cui prestare attenzione, per i quali è necessaria una visita oculistica:

  • dolore
  • rossore
  • bruciore
  • prurito
  • lacrimazione
  • alterazioni del campo visivo
  • calo del visus
  • metamorfopsie: visione di immagini storte, con stretta correlazione con patologie della macula
  • miodesopsie (le cosidette “mosche volanti”) e fosfeni (visione di “lampi di luce”)
  • alterazioni della motilità oculare

 

Le principali patologie trattate in ambito oculistico sono:

  • infiammazione della cornea, o cheratite
  • glaucoma: subentra perlopiù con pressione oculare interna elevata (a rischio di cecità, senza trattamento medico)
  • degenerazione maculare e disturbi vascolari in genere (occlusioni venose ed arteriose)
  • distacco della retina
  • retinite pigmentosa
  • miodesopsia: visione di corpi mobili
  • sollevamento del corpo vitreo: noto come distacco del corpo vitreo, ha come sintomo frequente la visione di corpi mobili
  • cheratocono: distrofia corneale caratterizzata da un elevato astigmatismo irregolare che impedisce una buona visione; in casi estremi necessita del trapianto di cornea
  • xeroftalmia: rientrano sotto questo termine i quadri clinici delle dislacrimie che provocano secchezza oculare; tipica, insieme alla xerostomia, della sindrome di Sjögren
  • misurazione dell'acuità visiva e dei vizi refrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo ed ambliopia) e loro correzione tramite la prescrizione di occhiali, lenti a contatto o mediante chirurgia refrattiva (es. correzione della curvatura della cornea tramite laser ad eccimeri)
  • cataratta: perdita di trasparenza del cristallino
  • presbiopia
  • strabismo
  • congiuntivite
  • diabete mellito: può rovinare quasi tutti i tessuti nell'occhio, più frequente però è la retinopatia diabetica
  • occhio secco

La prevenzione in oculistica è molto importante, anche in considerazione del fatto che l’aspettativa di vita è molto aumentata nel corso degli ultimi decenni e che molte patologie  oculistiche (come maculopatia, glaucoma, cataratta,  problematiche vascolari, ecc.) sono età-correlate.

In molte patologie oculistiche sono inoltre molto importanti la tempestività e l’accuratezza della diagnosi e fondamentale l’utilizzo di strumenti in grado di perfezionare la diagnosi stessa.

 

Disponibili per appuntamento:
lunedì mattina e pomeriggio

martedì pomeriggio

mercoledì mattina

giovedì mattina e pomeriggio

venerdì mattina e pomeriggio

sabato mattina Staff Medico:

Dr. Gaetano Pozzi

Dr. Nicola Milanti
Dr. Antonino Di Leo

Dr. Francesco Ferri

 

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