rosacea

La rosacea è una patologia infiammatoria cronica della cute che interessa prevalentemente le guance, il naso, le palpebre, il mento e la fronte ed è caratterizzata da ricorrenti episodi di rossore, inizialmente transitorio e fugace (detto flushing) che con il tempo può divenire persistente (eritema permanente), da teleangectasie (i capillari rossi sono ben visibili) e dalla possibile comparsa di lesioni infiammatorie (papule/pustule).
Insorge più frequentemente tra i 30 e i 50 anni, anche se potenzialmente può riguardare tutte le fasce d’età e le donne sembrano esserne affette maggiormente rispetto agli uomini.
Chi ne soffre deve fare i conti non solo con questo rossore “antiestetico” ma anche se pur più raramente con alterazioni agli occhi (fotosensibilità,congiuntivite) a cui si possono associare sensazione di calore, bruciore o prurito (di intensità variabile) in corrispondenza delle aree affette.

 

CAUSE
Le cause non sono state ancora completamente chiarite. Vi è l’evidenza di una componente genetica (ipotizzata per la ricorrenza della rosacea talvolta in più membri della stessa famiglia), come pure di alterazioni del sistema vascolare, nonché di modificazioni dell’immunità.

 

DIAGNOSI
Una diagnosi corretta e precoce, in una malattia complessa e multifattoriale come la rosacea è di fondamentale importanza e si base sull’esame fisico del paziente , sulla raccolta della storia clinica e sull’esclusione di altre patologie che presentano un quadro sintomatologico simile.
La classificazione tradizionale comprende quattro sottotipi di rosacea (eritemato-teleangectasica, papulo-pustolosa, un terzo sottotipo caratterizzato anche da interessamento oculare e una forma più comune nell’uomo caratterizzata da rinofima). Tale suddivisione in quattro varianti, tuttavia, presenta dei limiti, in quanto nella pratica clinica i sottotipi spesso tendono a sovrapporsi, rendendo talvolta complessa la gestione terapeutica.

 

TERAPIA
I trattamenti devono essere rivolti a ottenere il più alto grado di risoluzione clinica delle manifestazioni ma anche a migliorare la qualità della vita della persona affetta.
Normalmente si fa sempre più ricorso alla terapia combinata, ovvero all’associazione di farmaci per via orale, di agenti topici e di terapie fisiche.

 

Terapie sistemiche
Un farmaco per uso sistemico utilizzato da tantissimi anni per il trattamento delle lesioni infiammatorie della rosacea (papule/pustole) è la doxiciclina, un antibiotico che ha dimostrato avere un buon effetto terapeutico in questo tipo di rosacea.
Un altro farmaco è l’isotretinoina riservata rigorosamente solo a casi selezionati che non hanno risposto alla doxiciclina, sotto il diretto controllo dello specialista.

 

Terapie topiche
Tra queste troviamo la brimonidina (indicata per cura dell’eritema persistente), l’invermectina e il metronidazolo, le più note, ma numerosi altri prodotti anche di tipo cosmetologico, possono essere applicati localmente su consiglio dello specialista dermatologo, facendo particolare attenzione alla particolare sensibilità delle pelle nelle persone affette da rosacea.

 

Terapie fisiche
Sono indicate per il trattamento delle teleangectasie e comprendono vari tipi di laser.

 

Eliminare fattori scatenanti e aggravanti
Una corretta gestione terapeutica della rosacea non può prescindere dalla eliminazione o limitazione dei noti fattori scatenanti e/o aggravanti, in particolare quelli che possono indurre l’insorgenza del flushing.
Ecco i principali:
- raggi UV (del sole e delle lampade abbronzanti)
- bagno con acqua troppo calda/fredda e sauna o bagno turco
- forti sbalzi di temperatura
- stress e ansia
- cibi molto piccanti
- alcolici
- alcuni farmaci per uso topico o sistemico considerati fotosensibili
- cosmetici contenenti sostanze “irritanti”

 

Cura della pelle
Una cura appropriata della pelle è infine parte integrante della gestione terapeutica della rosacea, in quanto contribuisce a migliorarne i sintomi e ad alleviare le manifestazioni “ secondarie” della malattia (sensazione di bruciore e secchezza cutanea); come naturalmente una corretta alimentazione.

 

Articolo a cura del

Prof. Maurizio Coppini

 

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fotoarticolodermafoto

INTRODUZIONE
E’ ben noto come l’eccessiva o inadeguata esposizione alla luce solare possa determinare l’insorgenza di complicanze dermatologiche a carattere sia acuto che cronico.

Oltre al latente photoaging, ossia al graduale invecchiamento strutturale e funzionale della cute e dei suoi annessi, legato per lo più alla cronica esposizione alla luce solare, esiste tutta una serie di affezioni cutanee, note genericamente con il nome di Fotodermatosi, che può interessare una fetta importante della popolazione. Si stima infatti che queste reazioni possano coinvolgere il 10-20% della popolazione mondiale, soprattutto alle latitudini temperate e in determinate categorie di pazienti a rischio, come quelle allergiche.

 

DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE CLINICA
Per Fotodermatosi si intende solitamente un insieme di affezioni cutanee accumunate da fotosensibilità,  ossia dall’anomala reazione della cute all’irradiazione solare o artificiale.

Nonostante nel tempo siano state proposte differenti forme e varie classificazioni, oggi si tende a organizzare queste reazioni in:

Idiopatiche, quando purtroppo non è noto l’agente fotosensibilizzante;

Mediate o secondarie, quando invece è noto o sospetto l’agente fotosensibilizzante (tra questi in modo particolare i profumi, alcuni antinfiammatori per uso topico e /o sistemico, alcuni tipi di antibiotici e antimicotici, ma anche numerosi altri farmaci che devono essere assunti con cautela, chiedendo un parere al proprio medico o allo specialista prima di esporsi al sole e certe piante);

Fotoaggravatetrattasi di patologie cutanee o sistemiche, come ad esempio il Lupus Eritematoso Sistemico, aggravate dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette;

Genodermatosi, quando invece sono sostenute da carenze interne all’organismo nei meccanismi di protezione dalla luce solare, come nel caso dell’albinismo o di varie altre sindromi.

 

LE MANIFESTAZIONI DERMATOLOGICHE DELLE FOTODERMATOSI

Nonostante la diagnosi differenziale sui tipi di Fotodermatosi richieda la professionalità di uno specialista esperto, alcuni sintomi e segni di tali manifestazioni sono ricorrenti e caratteristici. Con una tempistica diversa, che può andare dalle poche ore post-esposizione al giorno dopo, sulla regione cutanea fotoesposta potranno comparire:

  • arrossamento;
  • dolore;
  • prurito;
  • orticaria e reazioni eczematose;
  • vesciche e/o bolle a contenuto sierose;
  • intenso bruciore.

Tali lesioni spesso possono andare incontro a remissione spontanea o residuare e persistere più a lungo sotto forma di manifestazioni crostose, che possono con la guarigione lasciare come esiti delle macchie. Nelle forme più gravi possono comparire talvolta anche sintomi sistemici, quali: 

  • brividi;
  • mal di testa;
  • nausea;
  • malessere generale con rialzo termico.

 

DIAGNOSI

Le caratteristiche cliniche delle Fotodermatosi variano notevolmente, di conseguenza la diagnosi può essere difficile. Il sospetto deve sorgere quando avvengono eruzioni cutanee in aree esposte ai raggi UV dopo l’esposizione solare. E’ importante eseguire una visita specialistica dermatologica e una accurata valutazione della storia del paziente, l’anamnesi, ossia la ricostruzione degli eventi che hanno preceduto o scatenato la reazione. Vanno considerati anche eventuali fattori di rischio: altri sintomi anche sistemici, farmaci utilizzati, stato di salute del paziente.

 

TERAPIA
I sintomi migliorano riducendo al minimo l’esposizione solare, adottando in caso di foto esposizione un abbigliamento adeguato, occhiali da sole e creme con filtri solari adatti al proprio tipo di pelle (fototipo). Il trattamento dipende dal tipo di dermatosi e dalla causa scatenante ma, generalmente,  prevede a livello locale nelle forme lievi l’uso anche solo di un buon emolliente, ma in caso di sintomi rilevanti anche di cortisonici locali e/o sistemici e antistaminici per i casi in cui il prurito si presenti in modo significativo.
Certamente una esposizione graduale accompagnata ad una adeguata protezione resta sempre il mezzo migliore per godersi una buona vacanza.

 

Articolo a cura del

Prof. Maurizio Coppini

 

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Immagine2Ogni anno in Italia si registrano oltre 12mila decessi a causa del tumore al seno, ma grazie alla biopsia liquida e alle nuove cure crescono le chances per le pazienti.

A fare il punto sono gli oncologi in occasione del convegno nazionale "Focus sul Carcinoma Mammario" che si apre oggi a Pordenone.

 

"Il carcinoma mammario è la neoplasia in assoluto più frequente nel nostro Paese e interessa in totale 800mila donne", afferma Fabio Puglisi, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica presso il Centro di riferimento Oncologico di Aviano e responsabile scientifico del convegno.

Ma proprio da nuove "armi" quali la biopsia liquida arrivano importanti opportunità: "Attraverso un semplice esame del sangue possiamo individuare le cellule tumorali e il DNA tumorale circolanti - spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco-Polmonare dell'Istituto Tumori di Napoli -. Sono informazioni indispensabili che ci permettono di capire quali potranno essere i mutamenti biologici del cancro.

Con le biopsie tradizionali, svolte sui tessuti, abbiamo solo una semplice fotografia momentanea dello stato della malattia. Ora invece si definiscono in modo più preciso i target terapeutici ed è possibile prevedere un utilizzo più accurato e personalizzato dei trattamenti disponibili.

Il monitoraggio dell'evoluzione della malattia ha come obiettivo anche la diagnosi precoce di un'eventuale recidiva".

Inoltre, "la ricerca si sta concentrando soprattutto nella cura degli stadi precoci del carcinoma mammario - sottolinea Lucia Del Mastro, Coordinatrice della Breast Unit dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Le terapie tendono ad essere sempre più spesso neo-adiuvanti e quindi somministrate nella fase preoperatoria per ottenere un trattamento chirurgico conservativo e meno invasivo".

 

Passi avanti anche sul fronte dell'immunoterapia: i farmaci immunoterapici combinati con la chemioterapia sembrano aumentare la probabilità di ottenere la remissione completa della malattia.

Infine, un appello a tutte le donne: "È assolutamente necessario aderire ai programmi di screening e sottoporsi alla mammografia - conclude Chiara Zuiani, direttore dell'Istituto di Radiologia dell'Universita' di Udine -. Attualmente poco più del 54% delle italiane si sottopone regolarmente a questo esame ma grazie a questi controlli è possibile ridurre fino al 30% il tasso di mortalità della neoplasia".

 

Tratto da: ONCOLOGIA - REDAZIONE DOTTNET - 20/02/2020 19:21

 
 
 

 

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La Galattografia prevede l’introduzione di mezzo di contrasto organoiodato nel dotto galattoforo (canale del latte) da cui fuoriesce la secrezione sospetta.

La Galattografia o Duttografia è una variante tecnica della mammografia.

Tale metodica consiste nell’introduzione retrograda di una piccola quantità di mezzo di contrasto radioopaco idrosolubile nel dotto galattoforo da cui fuoriesce la secrezione sospetta e nella successiva esecuzione di almeno due radiogrammi ortogonali.

Si utilizza un ago molto sottile, studiato appositamente, con punta smussa, per non creare traumi. Esso viene introdotto con delicatezza nel forellino del capezzolo corrispondente alla secrezione.

Scopo della tecnica è l’evidenziazione della parete interna dei dotti galattofori e del loro eventuale contenuto.

 

E’ possibile procedere a questo esame solo se sussiste secrezione in atto dal capezzolo.

L’indicazione all’esame è una secrezione spontanea monolaterale, generalmente mono-orifiziale, persistente, soprattutto spontanea, di liquido sieroso trasparente o citrino, ematico o siero-ematico.

 

 

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Staff Medico:
Dr. Carlo Alberto Mori 

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COS'E' ? A COSA SERVE? CHI LA EFFETTUA? BENEFICI E CONTROINDICAZIONI.

La crioterapia, che letteralmente significa “terapia del freddo”(dal greco Kryos,che vuole dire freddo) è un trattamento assai efficace che consiste nell’utilizzo localizzato del freddo e che trova largo impiego per la cura di alcune condizioni estetiche e mediche. Questa tecnica, che può essere utilizzata in alternativa a metodiche assai più invasive e dolorose, si serve dell’azoto liquido, un gas assai versatile e capace di raggiungere i 196° C sotto zero. Applicato sulla pelle l’azoto liquido è in grado di congelare istantaneamente la lesione o l’inestetismo da trattare.
La durata di una seduta di crioterapia varia in base al tipo di lesione che deve essere curata e alla sede dermatologica.

 

 

CRIOTERAPIA DERMATOLOGICA

La crioterapia è molto utilizzata per il trattamento di patologie cutanee (come, ad esempio tra le principali, verruche virali, molluschi contagiosi, condilomi acuminati, cheratosi attiniche e seborroiche).
L’azoto liquido nel momento in cui viene applicato sulla lesione, crea sulla pelle una lieve ustione da freddo, la quale a sua volta genera dei cristalli intracellulari capaci di indurre la morte della cellula stessa per shock termico e la contestuale rottura della membrana cellulare.

 

PROCEDURA

L’efficacia della crioterapia è dovuta al fatto che essa determina un rapido e significativo abbassamento della temperatura della lesione cutanea mediante l’applicazione dell’azoto liquido. Questa circostanza determina la dissoluzione delle lesioni sottoposte a trattamento, salvaguardando nel contempo le cellule sane.

In questo modo si ottiene un graduale processo di guarigione della lesione stessa (a volte infatti sono necessarie alcune sedute variabili in base alle dimensioni e al numero delle lesioni da trattare).
L’azoto, lo ricordiamo, è un gas inodore, incolore e del tutto innocuo che viene applicato allo stato liquido e si eroga attraverso dispositivi di varie dimensioni, in base a quanto previsto dal programma terapeutico adottato.
La durata dei trattamenti di crioterapia, come abbiamo già accennato, è strettamente connessa all’obiettivo che si intende perseguire e all’entità del disturbo che si vuole curare.

 

 EFFETTI COLLATERALI

Tra i principali segnaliamo i seguenti:

1- Immediatamente dopo una seduta di crioterapia il paziente può presentare piccoli edemi, vescicole che tuttavia, salvo alcune eccezioni, tendono a scomparire nel giro di qualche ora.

2- In alcuni casi possono comparire delle bolle siero-ematche. Proprio per questo motivo si raccomanda di applicare dopo il trattamento una crema antibiotica per qualche giorno.

3- Qualora l’area trattata con la crioterapia venga esposta troppo precocemente ai raggi del sole o artificiali, possono manifestarsi delle discromie cutanee, ipocromie/ipercromie. Conclusioni La metodica della crioterapia in dermatologia è molto utile, rapida ed efficace per trattare differenti piccole patologie in particolare di tipo infettivo. Indispensabile, da parte del dermatologo saper dosare i tempi e i modi di erogazione in rapporto alle caratteristiche e alle dimensioni della patologia cutanea e alla sede cutanea di differente sensibilità

 

 

 

Articolo a cura del

Prof. Maurizio Coppini

 

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alopeciaarticoloTerminologia

In passato, il termine “alopecia androgenetica” era principalmente usato per riferirsi alla comparsa della comune e progressiva perdita di peli terminali sul cuoio capelluto frontale e/o al vertice negli uomini e nelle donne. Il termine“andro”significava un’eziologia ormonale e “genetico” un contributo dell’ereditarietà al fenotipo clinico.

Nel corso degli anni, con la pubblicazione di ulteriori lavori sulla caduta dei capelli, ”perdita di capelli a modello femminile”è diventata il termine perfetto per questa forma di caduta di capelli nelle donne. Questa nuova terminologia aiuta a distinguere le diverse caratteristiche cliniche di questo processo nelle donne rispetto agli uomini e riflette la mancanza di prove a supporto di un contributo ormonale in tutti i casi della condizione. Inoltre, alcuni autori usano i termini “FPHL androgeno dipendente e FPHL androgeno indipendente”per separare le donne con FPHL a causa dell’eccesso di androgeni da donne con FPHL e livelli normali di androgeni. Il termine di “alopecia femminile” è stato anche usato al posto di FPHL.

 

Epidemiologia

FPHL è una condizione comune. In una serie di circa 1000 donne caucasiche negli Stati Uniti, la prevalenza di FPHL era del 19 %. La prevalenza di FPHL sembra essere più bassa nella popolazione asiatica rispetto ai caucasici. Poco si sa circa la prevalenza nelle donne di origine africana. Sebbene FPHL possa verificarsi in qualsiasi momento della vita a partire dalla pubertà, la condizione si verifica più comunemente dopo la menopausa. L’aumento legato all’età di FPHL è stato chiaramente dimostrato nelle serie americane; la FPHL è stata rilevata solo in 4 su 121 donne di età compresa tra 20 e 29 (3%), ma in 41 su 140 donne di età compresa tra 70 e 89 (29%).  In uno studio britannico su 377 donne che si sono presentate a una clinica dermatologica con patologie non correlate alla caduta dei capelli, il 38% di quelle di età superiore ai 70 anni aveva FPHL.

 

Eziologia e Patogenesi
Il diradamento visibile dei capelli sopra il cuoio capelluto frontale e il vertice in FPHL deriva da una progressiva riduzione del rapporto tra peli terminali e peli di velluto più corti e più sottili nelle aree interessate, un processo noto come miniaturizzazione follicolare. Come parte di questo processo, la durata della fase anagen (crescita) dei follicoli piliferi si riduce da una durata normale di alcuni anni a sole settimane o mesi. Il meccanismo attraverso il quale avviene la trasformazione follicolare in FPHL non è completamente compreso. Sebbene i ruoli cruciali degli androgeni e della suscettibilità genetica nell’alopecia androgenetica maschile siano ben accertati, il grado in cui questi fattori contribuiscono all’FPHL nella maggior parte delle donne è meno chiaro.

 

Androgeni
L’alopecia androgenetica maschile si verifica come conseguenza degli effetti del diidrotestosterone (un potente metabolita del testosterone) sui follicoli piliferi sensibili. Il diidrotestosterone si lega ai recettori degli androgeni nei follicoli piliferi, determinando la sovraregolazione dei geni responsabili della graduale trasformazione dei follicoli piliferi terminali in follicoli piliferi miniaturizzati. Il modello della caduta dei capelli, che di solito risparmia il cuoio capelluto occipitale, riflette le differenze regionali nella sensibilità dei follicoli del cuoio capelluto agli androgeni.
Alcuni autori hanno teorizzato che un processo simile contribuisce allo sviluppo di FPHL. Questo concetto è supportato dall’osservazione che le donne con disturbi dell’iperandrogenismo (es.,Sindrome dell’ovaio policistico,tumori che secernono androgeni surrenali o ovarici) possono sviluppare FPHL ad esordio precoce come caratteristica di queste malattie. Tuttavia,i livelli di androgeni sono normali nella maggior parte delle donne con FPHL, indicando che la nostra comprensione della patogenesi di questo disturbo rimane incompleta. Appare importante segnalare che in una serie di 109 donne con FPHL da moderata a grave, prove di laboratorio per iperandrogenismo erano presenti solo nel 39%.
Le teorie proposte sui meccanismi attraverso i quali le donne con livelli normali di androgeni potrebbero sviluppare FPHL includono una maggiore sensibilità dei follicoli piliferi agli androgeni e un’influenza degli estrogeni sullo sviluppo di questa condizione. L’aumento dell’FPHL correlato all’età, con più alti tassi nelle donne in post menopausa, suggerisce la possibilità di un ruolo per gli estrogeni. Tuttavia, studi hanno dimostrato prove contrastanti sul fatto che gli estrogeni stimolino o inibiscano la crescita dei capelli.

 

Genetica
Sebbene sia noto che la suscettibilità genetica influenza lo sviluppo dell’alopecia androgenetica maschile,,relativamente poco si sa riguardo alla base genetica e al modello ereditario della perdita di capelli nel modello femminile.

 

Manifestazioni cliniche
FPHL è una forma non lesiva di perdita di capelli che si presenta come una riduzione progressiva della densità dei capelli terminali del cuoio capelluto in una distribuzione caratteristica. Il cuoio capelluto frontale e il vertice sono i siti primari di coinvolgimento. Sebbene occasionalmente si verifichi un coinvolgimento diffuso, il cuoio capelluto occipitale è di solito relativamente risparmiato. Il modello esatto di perdita di capelli varia tra le donne. In alcune pazienti, il diradamento del cuoio capelluto frontale è più evidente, con conseguente visualizzazione di un modello simile a un “albero di Natale” quando i capelli sono divisi sulla linea mediana, mentre in altri il diradamento centrale diffuso è il più pronunciato. L’attaccatura frontale è generalmente relativamente risparmiata, sebbene le donne mostrino frequentemente un leggero assottigliamento bi temporale.  Uno schema combinato che ricorda l’alopecia androgenetica maschile (recessione fronto-temporale e perdita di vertice) si osserva raramente.

 

Disturbi associati
Molte donne con FPHL sperimentano effetti psico-sociali negativi correlati alla condizione.

 

Condizioni mediche associate
Alcune patologie possono essere associate a FPHL. Oltre alle cause di iperandrogenismo (es.,tumori ovarici o surrenali,sindrome dell’ovaio policistico, iperplasia surrenalica), sono stati segnalati collegamenti tra FPHL e insulino-resistenza, ipertensione e aumento del rischio di morte per diabete o gravi malattie cardiache. Sono necessari ulteriori studi per chiarire se le associazioni tra FPHL e queste condizioni sono ipotizzabili. Da notare che i fattori di rischio cardiovascolare sono stati associati all’alopecia androgenetica negli uomini.

 

Diagnosi

La diagnosi della caduta dei capelli di tipo femminile viene solitamente effettuata clinicamente. La biopsia del cuoio capelluto è utile per la diagnosi quando gli eventuali disturbi concomitanti del cuoio capelluto confondono i risultati clinici o la diagnosi non è chiara. Vengono eseguiti test di laboratorio per valutare l’iperandrogenismo quando sono presenti risultati clinici indicativi in tal senso (ad es.,irsutismo,mestruazioni irregolari,acne da moderata a grave,acne in adulta refrattaria al trattamento,galattorrea).

 

Terapia
La terapia dell’alopecia androgenetica nell’uomo e nella donna varia a seconda delle eventuali cause identificate e si basa in ogni caso su trattamenti locali e/o sistemici che possono spesso portare a risultati soddisfacenti. Ma la diagnosi e l’inizio della terapia dovrebbero sempre avvenire precocemente.
Ogni indicazione terapeutica vede nel dermatologo, con la eventuale collaborazione del ginecologo e dell’endocrinologo, lo specialista di riferimento.

 

Articolo a cura del

Prof. Maurizio Coppini

 

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Dermatite seborroica cuoio capelluto

INTRODUZIONE

La dermatite seborroica è una infiammazione delle regioni cutanee ad elevata densità di ghiandole sebacee (p. es. volto, cuoio capelluto, parte superiore del tronco).

La causa è non sempre nota ma delle specie di Malassezia, un lievito della pelle, possono svolgere un certo ruolo.

La dermatite seborroica può causare un fastidioso prurito, forfora e desquamazione untuosa di colorito giallastro con piccole croste all’inserzione dei capelli e sul volto.

La diagnosi viene normalmente posta sulla base dell’esame obiettivo dallo specialista dermatologo.

Nonostante la denominazione, la composizione e la secrezione sebacea, di solito, sono normali.

La patogenesi della dermatite seborroica è incerta, tuttavia il grado di attività, come già sopra citato, è stato correlato al numero e alla quantità di lieviti di Malassezia presenti sulla cute.
La dermatite seborroica insorge frequentemente nei bambini, di solito entro i primi tre mesi di vita, e negli adulti tra i 20 e i 70 anni.

L’incidenza e la gravità della patologia sembrano essere determinate da fattori genetici, stress fisici o psichici e dal clima (di solito peggiora con il freddo).

La dermatite seborroica può precedere o accompagnare la psoriasi (chiamata in questo caso sebopsoriasi) e può essere più diffusa e più grave tra i pazienti con disturbi neurologici (in particolare il Morbo di Parkinson) o HIV/AIDS.

 

SINTOMATOLOGIA

I sintomi insorgono gradualmente e, in genere, la dermatite compare solo come desquamazione diffusa generalmente untuosa del cuoio capelluto associata a prurito di intensità variabile.

Nei casi piu gravi possono comparire papule, placche  e squame di colore rosso-giallastro all’attaccatura dei capelli, in sede retro auricolare, nei condotti uditivi esterni, sulle sopracciglia, nelle ascelle, sul dorso del naso, nei solchi naso-labiali e sopra allo sterno; anche la zona genitale può talvolta essere interessata. Può inoltre essere presente una blefarite marginale caratterizzata da croste gialle e da irritazione congiuntivale.

La dermatite seborroica non causa una irreversibile perdita dei capelli.
I neonati possono sviluppare una dermatite seborroica con lesioni spesse, crostose, giallastre del cuoio capelluto (crosta lattea); fessurazione e squame di colore giallo in sede retro auricolare; papule rosse al volto e dermatite da pannolino.

 

DIAGNOSI

La dermatite seborroica talvolta può porre problemi di diagnosi differenziale con altre patologie dermatologiche come la psoriasi e la tinea capitis (micosi del cuoio capelluto).

Nella psoriasi del cuoio capelluto le squame hanno un colore più frequentemente bianco-argento e sono aderenti alla superficie.

 

TERAPIA

Negli adulti con coinvolgimento del cuoio capelluto, si consigliano con regolarità l’utilizzo di shampoo a base di climbazolo, piroctone olamina, niacinamide oppure Ketoconazolo e per controllare un eventuale intenso prurito lozioni a base di corticosteroidi a basso dosaggio (ad es. idrocortisone) da utilizzare non più di due volte alla settimana (ogni tre giorni) per due settimane e una volta attenuato il prurito solo una volta alla settimana per altre due settimane. L’applicazione del corticosteroide topico anche se a basso dosaggio può aiutare ad attenuare in modo più celere l’eventuale fastidioso prurito, nonchè a ridurre l’eritema e la desquamazione, veramente così sgradevoli per il paziente anche da un punto di vista estetico.
Qualora la dermatite seborroica sia localizzata in altre sedi precedentemente citate (retro auricolare, solchi naso labiali, bordi palpebrali e piramide nasale), si consiglia applicare una crema sempre a base di idrocortisone, scalandone come frequenza l’applicazione come già consigliato per la lozione.

Va inoltre segnalato che in alcuni pazienti l’applicazione di Ketoconazolo crema al 2% mattino e sera per almeno due settimane può determinare una gratificante remissione del quadro clinico che quando localizzato al volto, sede elettiva oltre al cuoio capelluto, può procurare al paziente un aumento della comprensibile tensione emotiva.

Alcuni autori consigliano come terza linea di terapia, in caso di fallimento terapeutico ed eventuali ripetute recidive dopo l’utilizzo del ketoconazolo e/o idrocortisone, l’applicazione di creme a base di una categoria di farmaci per uso topico definiti inibitori della calcineurina (tacromilus e pimecrolimus) che possono essere utilizzati anche per varie settimane ma che hanno costi particolarmente elevati.
Lo specialista dermatologo di riferimento saprà dare adeguate informazioni sulla corretta terapia e ed eventuali indicazioni su una corretta alimentazione che in alcuni casi può contribuire a migliorare il quadro clinico.

 

Articolo a cura del

Prof. Maurizio Coppini

 

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mercoledì pomeriggio

 

logo UniSalute

Il poliambulatorio CASTELLO fa parte delle strutture sanitarie convenzionate UNISALUTE.

Questo permette agli assistiti Unisalute di potere usufruire di:

  • visite mediche, esami diagnostici e analisi di laboratorio a tariffa agevolata o completamente gratuiti
  • pacchetti prevenzione gratuiti

 

Come fare a sapere se sei assicurato Unisalute?

La maggior parte dei contratti di lavoro prevede una copertura sanitaria; verifica se nella tua busta paga è presente una voce relativa a “trattenute per fondo sanitario, cassa o mutua”, controlla cosa dice il tuo contratto collettivo nazionale del lavoro oppure informati direttamente dal tuo datore di lavoro.

 

Esistono diverse formule di assistenza Unisalute, per sapere esattamente cosa prevede la tua polizza è necessario contattare Unisalute.

 

Sei assicurato Unisalute e vuoi prenotare?

E' necessario:

  • mettersi in contatto con Unisalute, tramite i servizi online (https://www.unisalute.it/home), telefonici (800016648-800016613) o attraverso l’app apposita; questo permette al Cliente di ricevere informazioni sul proprio pacchetto assicurativo;
  • prendere appuntamento contattando direttamente il Poliambulatorio e comunicandolo successivamente a Unisalute; in alternativa, contattando Unisalute che successivamente provvederà a comunicare al Poliambulatorio la richiesta e a darvi conferma di prenotazione;

 

Quando la prestazione sanitaria (visita, analisi, terapia…) è effettuata in convenzione ed è autorizzata, la compagnia assicurativa invia direttamente alla struttura convenzionata la pratica dove vengono indicate le modalità di erogazione (indica l'eventuale franchigia a carico del cliente o  può prevedere una scontistica particolare).

 

Al momento della visita l’assistito dovrà recarsi presso la struttura convenzionata munito di:

  • codice fiscale
  • documento di riconoscimento
  • prescrizione medica (quando richiesta)

 

In alternativa è possibile effettuare la prestazione  presso il poliambulatorio CASTELLO senza una preliminare autorizzazione, chiedendo successivamente il rimborso delle spese sostenute (se previsto dalla propria polizza).

 

Fanno parte di UNISALUTE:

  • FONDO EST
  • SISALUTE
  • UNISALUTE
  • SAN.ARTI.
  • EBM SALUTE

previmedical

 

 

 

 

Il Poliambulatorio CASTELLO fa parte delle strutture sanitarie convenzionate con il fondo assicurativo Previmedical.

Questo permette agli assistiti Previmedical di potere usufruire di:

  • visite mediche, esami diagnostici e analisi di laboratorio a tariffa agevolata o completamente gratuiti;
  • pacchetti prevenzione gratuiti.

 

Come fare a sapere se sei assicurato Previmedical?

La maggior parte dei contratti di lavoro prevede una copertura sanitaria; verifica se nella tua busta paga è presente una voce relativa a "trattenute per fondo sanitario, cassa o mutua", controlla cosa dice il tuo contratto collettivo nazionale del lavoro oppure informati direttamente dal tuo datore di lavoro.

 

Esistono diverse formule di assistenza Previmedical, per sapere esattamente cosa prevede la tua polizza è necessario contattare il proprio fondo al recapito telefonico 800.901.223 oppure tramite la propria area riservata portale claimNet https://webab.previmedical.it/claimnet/#/login


Sei assicurato Previmedical e vuoi prenotare?

E' necessario:

  • mettersi in contatto con il proprio fondo di riferimento, tramite i servizi online o telefonici. Questo permette al Cliente di ricevere informazioni sul proprio pacchetto assicurativo; in alternativa è possibile iniziare la procedura con la convalida di un voucher salute;
  • contattare il poliambulatorio per fissare l’appuntamento, così da comunicarlo successivamente all’assicurazione che provvederà ad inviare la corretta autorizzazione alla struttura. In alternativa è possibile che sia direttamente il poliambulatorio a comunicarlo al fondo tramite la procedura voucher salute.

 

Al momento della visita l'assistito dovrà recarsi presso la struttura convenzionata munito di: 
  • codice fiscale
  • documento di riconoscimento
  • prescrizione medica (quando richiesta)                                                   
                                                                                                                                                                                                                                 

In alternativa è possibile effettuare la prestazione presso il poliambulatorio CASTELLO senza una preliminare autorizzazione, chiedendo successivamente il rimborso delle spese sostenute (se previsto dalla propria polizza).

 

Fanno parte di PREVIMEDICAL:

  • Metasalute 
  • Previmedical
  • RBM
  • FSI (Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa San Paolo)

 

 

 

 

cisl

 

 

Il poliambulatorio CASTELLO è una struttura sanitaria convenzionata CISL.

Questo permette agli assistiti CISL di potere usufruire di sconti dal 10% al 20% sulle tariffe di listino del Poliambulatorio, riservati ai tesserati CISL (sono escluse le sole prestazioni di medicina estetica).

 

 

 

 

 

Per usufruire degli sconti:

comunicare AL MOMENTO DELLA PRENOTAZIONE che si è tesserati CISL.
AL MOMENTO DEL PAGAMENTO DELLA VISITA/ESAME SPECIALISTICO presentare la TESSERA CISL IN CORSO DI VALIDITA'.

 

I tesserati CISL per il rinnovo della carta devono presentarsi personalmente presso il Sindacato per far apporre sul retro della stessa un bollino che indichi la validità per l'anno in corso.

Poliambulatorio Castello © 2020